A cosa serve oggi conoscere e praticare le tecniche di Visual Thinking?

Perché allenarsi ad usare il linguaggio visuale quando posso costruire ciò che mi serve con i tools di AI generativa?

In queste ultime settimane, da quando cioè abbiamo annunciato il nuovo programma di formazione della Visual Thinking School, mi sono ritrovato più volte a riflettere sul ruolo che Visual Thinking ha e avrà in relazione all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale Generativa.

Qualche volta per guardare avanti e capire dove andare, è utile rivolgere lo sguardo all’indietro e vedere da dove si è cominciato.

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Workshop Visual Thinking – Luglio 2016, Bologna

Una scuola in evoluzione

Oggi la Visual Thinking School è diventata una realtà strutturata, capace di personalizzare i programmi formativi portarli dalle aule alle sessioni online, lavorando su percorsi personalizzati in azienda e on demand per gruppi e team.

Ed è proprio in questa fase di passaggio che intuiamo la necessità di consolidare anche nuove capacità: far lavorare insieme il linguaggio verbale e quello visuale in un’ottica di potenziamento della attività di immaginazione e produzione che usano l’intelligenza artificiale generativa.

La matita che istruisce l’AI: verso il prompt visuale

Ecco la provocazione che ci guida oggi: e se il prompt più potente fosse quello visuale?

Mentre AI e agenti generativi producono testi e immagini a partire da istruzioni verbali, c’è una dimensione che rimane profondamente umana: la capacità di strutturare visivamente il pensiero prima ancora di tradurlo in parole.

Come ribadito nell’articolo “Sketching With AI: Why Physical Thinking Still Matters” di Christina Wodtke, l’atto fisico del disegno migliora le capacità della memoria e la comprensione molto più dell’osservazione passiva o della descrizione verbale. Mentre il prompting è principalmente un esercizio linguistico, disegnare significa letteralmente “pensare attraverso la matita”. Provate anche voi a fare l’esercizio consigliato e ditemi se non è qualcosa di davvero divertente e potente.

“Physical interaction with ideas fundamentally changes how we think about them. When you move ideas around with your hands—whether with Post-its or rough sketches—you process information differently than when you type commands into a prompt box”.

E’ una riflessione acuta che vale la pena approfondire.

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Strumenti che stanno cambiando il gioco

Non c’è solo teoria. Oggi esistono già strumenti all’avanguardia che integrano visual thinking e AI:

  • Napkin.ai (https://www.napkin.ai): un tool che trasforma il testo in visual digitando, incollando o generando contenuti. Basta scrivere un’idea e Napkin genera automaticamente diagrammi, mappe mentali, flowchart e scene visuali. Io lo sto provando e qualche cosa di buono sono riuscito a ricavarne. Chissà cosa ne pensa Dan Roam ?
  • SketchPrompt (https://sketch-prompt.com): uno strumento di visual thinking per collaborare con l’AI che permette di disegnare idee e usarle nei prompt per migliorare il workflow con i modelli AI.

Stiamo andando a grandi passi verso un LLM visuale?

La Visual Thinking School oggi ha messo nella matita un’idea di pensiero che non solo aiuta a comunicare meglio, ma anche a usare consapevolmente gli strumenti di intelligenza artificiale.

Non posso che condividere le conclusioni di “Drawing Conclusions: The Rise of Visual Reasoning in AI” (https://gregrobison.medium.com), l’intelligenza vera non riguarda solo l’elaborazione di parole o immagini in isolamento, ma l’integrazione di diverse modalità di pensiero in modi flessibili e potenti.

“Just as we naturally sketch diagrams or create mental images when solving complex problems, this new generation of AI can generate and use visual representations to enhance its problem-solving capabilities”.

Pensate a fornire a un sistema generativo non solo testo, ma testo e immagine che collaborano. Pensate a un nuovo orizzonte di generazione in cui le persone si allenano a creare prompt visuali – combinazioni di schizzi, diagrammi, mappe concettuali e parole – che alimentano quello che potremmo chiamare un “LLM visuale”.

Il pensiero visuale diventa così non solo uno strumento per chiarire e semplificare, ma una modalità potente per dialogare con l’AI, istruirla, guidarla.

La sfida è cominciata

In un’epoca dominata da complessità e sovraccarico informativo, il pensiero visuale non è solo uno strumento creativo, ma una vera competenza strategica.

  • Significa saper chiarire, semplificare, argomentare.
  • Significa dialogare in un modo che l’intelligenza artificiale, da sola, non può replicare.

E se oggi l’AI sa generare, noi possiamo insegnarle a immaginare.